venerdì 1 dicembre 2017

Kanda: il cuore del movimento sottile

In questi ultimi anni di pratica e insegnamento sono stato sempre più attratto dal ruolo delle energie sottili nel movimento corporeo. Ho approfondito questi studi anche cimentandomi nel Qi gong e nel Tai chi, due discipline che hanno tanti punti in comune con l'Ashtanga Yoga e che hanno una dinamica del movimento non basata sulla forza muscolare ma su una particolare circolazione energetica.
Grazie a questa esperienza ho capito che normalmente, quando vogliamo muovere una qualsiasi parte del corpo, andiamo a portare la nostra attenzione su di essa e conseguentemente, attraverso il cervello, diamo il comando che ci serve per attivarla. Per muovere un braccio ad esempio, il movimento nasce dalla mano,  per muovere una gamba dal piede ecc. In pratica i nostri movimenti partono dalle zone periferiche verso quelle più interne. Usare il corpo in questo modo però ci impedisce di sfruttare la sua reale fluidità, forza e controllo. In più creeremo tensione che ci impedirà di rilassarci con un conseguente alto dispendio energetico.
Nell'Ashtanga Yoga ci insegnano ad attivare e controllare Mula e Uddiyana Bandha e questo, anche se non ce ne rendiamo conto, modifica il nostro modo di muoverci. Se usati correttamente essi invertiranno questo meccanismo facendo partire ogni movimento dall'interno verso l'esterno. Quindi per muovere un arto non sarò più costretto ad usare i muscoli ma lo attiverò attraverso una contrazione che ha origine dai Bandha e che si sviluppa in tutte le parti del corpo. Così facendo i muscoli non sono più soggetti a stress perché vengono "liberati" dal compito di creare movimento. Diventeranno semplicemente l'estensione di esso. Questa contrazione che all'inizio sarà fisica attivando i muscoli legati all'uso dei Bandha, in un secondo momento passerà sul piano energetico. E qui entra in gioco il Kanda.
 Il Kanda (nelle arti marziali Dan tian) viene descritto come un bulbo coperto da più membrane situato dodici pollici (o nove a seconda i testi) sopra l'ano, appena sotto l'ombelico da cui hanno origine 72.000 nadi che hanno il compito di portare il prana in tutte le parti del corpo. Non è un caso se il termine sanscrito  "nadi" viene dalla radice nad che significa movimento.
Movimento energetico ma che corrisponde poi a quello fisico. Quindi come il prana dal Kanda si sposta fino alle estremità del corpo, così il movimento del corpo dovrà seguire questa corrente. Altrimenti ci troveremo a muoverci "contro corrente" rispetto alla nostra energia. Questo spiega perché normalmente ci stanchiamo facilmente se ci sottoponiamo a sforzi fisici. Perché il nostro sforzo muscolare va contro il naturale fluire della nostra energia. Se impariamo invece a lasciarci guidare da essa e a seguirla nel suo percorso " dall' interno all'esterno", lo sforzo sparirà.
E come in tutte le fasi del movimento energetico e non, il respiro ha un ruolo fondamentale. Se i bandha sono il nostro tramite per arrivare ed isolare il Kanda, il respiro è il soffio che guida la nostra energia nel suo fluire. Inspirando si porta il prana fino al centro energetico ed espirando si fa scorrere l'energia da quest'ultimo fino alla parte del corpo che si vuole muovere. Quando il prana nel suo percorso di circolazione all'interno del corpo trova un blocco, che si manifesterà sul piano fisico con una rigidità muscolare o articolare e sul piano energetico con un ristagno di energia, sarà più difficile o addirittura impossibile usare questo tipo di movimento partendo dal Kanda. Infatti in quel punto saremo più rigidi e o addirittura limitati nei movimenti. Ma pian piano che la parte inizierà a sciogliersi permettendo al prana di attraversarla, riportandola in vita dal torpore del blocco, sarà possibile usare questo tipo di movimento "sottile".
Ovviamente per controllare questo processo ci vuole molto tempo e pazienza ma una volta acquisito cambierà completamente il nostro modo di praticare.
Lo Yoga soprattutto se fatto per per tanti anni dovrebbe salvaguardare il nostro corpo da sforzi eccessivi che alla lunga consumeranno i nostri muscoli, la nostra energia e di conseguenza la nostra vita.
Non è Yoga una pratica che ci porta a fare le serie avanzate o andare in verticale ogni cinque minuti se poi, quando saremo più in là con l'età , l'unico frutto che raccoglieremo saranno i dolori dovuti ad un' incapacità di ascoltare e rispettate il nostro corpo e di conseguenza il naturale fluire del prana al suo interno.



2 commenti:

  1. Grazie Roberto per la tua limpidezza e trasparenza nel trasferire questi insegnamenti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te Romina per il tempo dedicato alla lettura dei miei articoli.
      PS mi chiamo Riccardo :-) 🙏

      Elimina